Le origini del risveglio pentecostale

Azusa Street

L’interesse per quegli incontri di preghiera crebbe. Il numero delle persone era troppo grande per la casa degli Ashberry e per qualche tempo tennero le riunioni nella veranda di fronte alla strada. Quelle riunioni attrassero centinaia di ascoltatori entusiasti e desiderosi di sentir parlare in altre lingue Seymour ed i suoi seguaci. In breve tempo il numero dei partecipanti crebbe tanto che non c’era spazio a sufficienza anche nella veranda e il gruppo dovette spostarsi da Bonnie Brae Street.
Fu trovato un edificio al 312 di Azusa Street, che era stato originariamente costruito per essere una Chiesa Episcopale Metodista Africana. Essendo stato abbandonato, l’edificio venne usato come capannone

 

per il fieno e stalla per il bestiame. Ripulito e riordinato quel luogo divenne la sede dove si celebravano i culti, tre volte al giorno, spesso senza una pausa. 
In quell’anno due eventi focalizzarono l’attenzione dell’opinione pubblica su Los Angeles: il terremoto che colpì questa città e San Francisco, e il risveglio che si stava manifestando in maniera soprannaturale nella piccola missione di Azusa Street.
La notizia di ciò che stava accadendo ad Azusa Street, fu riportata dal Los Angeles Times con un articolo da prima pagina che definiva le lingue “una strana babele” ed i partecipanti a quelle riunioni “una setta di fanatici”.
Ma le notizie divulgate dal giornale sortirono l’effetto di attrarre numerosi visitatori che venivano da tutto il paese e anche da oltre oceano.
Di seguito riportiamo uno stralcio dell’articolo riportato dal Los Angeles Times del 18 aprile 1906:


Misteriosa Babele di lingue
Una nuova setta di fanatici si scatena
Scene folli la scorsa notte ad Azusa Street
Gorgoglii senza parole espressi da una sorella


“Emettendo strani suoni e bisbigliando parole che apparentemente nessun mortale con la testa a posto potrebbe capire, è iniziata una nuova setta religiosa a Los Angeles. Le riunioni sono tenute in un tugurio diroccato, vicino a San Pedro Street. Vi partecipano devoti della misteriosa dottrina che pratica i riti più fanatici, vi predicano teorie selvagge e nel loro zelo particolare si spingono in uno stato di folle eccitamento. …Sostengono di avere “il dono delle lingue” e di essere capaci di interpretare quella babele.
...Un vecchio esortatore di colore, cieco da un occhio, è il maggiordomo della compagnia. Col suo occhio finto puntato su qualche sfortunato miscredente, il vecchio urla la sua sfida e chiede una risposta… Stretto nel suo grosso pugno, il fratello di colore tiene una Bibbia in miniatura in cui, ad intervalli, legge una o due parole, mai di più. Dopo un’ora passata ad esortare i fratelli presenti, questi vengono invitati ad unirsi in una “riunione di preghiera, di canti e di testimonianze”. È allora che quel pandemonio dilaga ed i limiti della ragione oltrepassano quelli che sono “ripieni dello spirito”, qualunque cosa ciò voglia dire.”
Nel settembre del 1906 un reporter di un giornale locale disapprovando gli eventi accaduti scrisse che la Missione di Azusa Street era “una disgraziata mescolanza di razze...piangono e fanno molto rumore per tutto il giorno e tutta la notte. ...Chiedono di essere riempiti con lo Spirito. Hanno un Negro, guercio, analfabeta predicatore che sta in ginocchio la maggior parte del tempo, con la testa nascosta in mezzo a due cassette di legno per il latte. Non parla molto ma a volte si può sentire che grida “pentitevi!”, come se solo quello lo interessasse. Ed essi cantano ripetutamente la stessa canzone “Il Consolatore Viene”.
Un partecipante a quelle riunioni, A.C. Valdez, scrisse: “Sulla piattaforma, un uomo nero (Seymour) si sedette dietro due scatole di legno, una sopra l’altra. Erano il suo pulpito… occasionalmente, quando pregava, la sua testa era così in basso che spariva dietro le due scatole di legno… 
Ogni cosa della Missione di Azusa Street mi affascinò, specialmente la “stanza dell’attesa” (stanza della preghiera) al secondo piano. Di solito cento o più, neri e bianchi, pregando attendevano che lo Spirito Santo scendesse su di loro.
Tante volte “ondate” di gloria venivano fuori dalla stanza delle preghiere, e le persone pregando piangevano, lodando e ringraziando per avere ricevuto il battesimo nello Spirito Santo. I culti duravano fino dopo la mezzanotte e alle prime ore del mattino. Lì le ore sembravano minuti.
A volte dopo un “ondata” di gloria, molte persone parlavano in lingue. Poi una santa quiete aleggiava su quel luogo, seguita da un coro di preghiere in lingue che non abbiamo mai sentito prima… Una lode per il prezioso sangue purificatore di Gesù scaturiva dalle nostre bocche. Improvvisamente la folla sembrava dimenticarsi come cantare in inglese. Dalle loro bocche venivano fuori nuove lingue e un’amabile armonia che nessun essere umano può mai imparare”.
Ad Azusa il risveglio continuò per tre anni e mezzo e le riunioni erano tenute tre volte al giorno: mattina, pomeriggio e sera. Il parlare in lingue era la manifestazione principale dell’opera dello Spirito di Dio, ma subito dopo veniva la guarigione dei malati. Le pareti furono presto coperte dalle grucce e dai bastoni di coloro che erano stati miracolosamente guariti.
Il dono delle lingue fu presto seguito dal dono dell’interpretazione delle lingue.
Col passare del tempo, Seymour e i responsabili della missione affermarono che tutti i doni dello Spirito Santo erano stati ripristinati nella Chiesa.
Ben presto per diffondere le notizie su ciò che Dio stava compiendo tra i credenti di quella missione, Seymour ed i responsabili iniziarono la pubblicazione del loro proprio giornale, intitolato “The Apostolic Faith” (La Fede Apostolica). Veniva inviato gratuitamente in tutti gli Stati Uniti a chiunque lo desiderasse. Il numero di abbonati crebbe tanto rapidamente che si dovettero stampare fino a 50.000 copie per numero.