LA RASSICURAZIONE DEL PADRE

“Egli non contende in eterno, né serba l’ira sua in perpetuo” (Salmo 103:9)

La parola contendere, almeno in questo caso, si deve associare al termine “Padre”. Infatti, questo versetto è seguito dal v. 13: “Comeun padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono”. Si tratta della rassicurazione di un padre rivolta ai propri figli. Non è il castigo di un giudice. Non si tratta neppure della punizione di un padrone. Il giudice deve attenersi alla legge e agire di conseguenza. Il padrone pensa all’autorità che ritiene suo diritto esercitare. Il padre, invece, dimentica sé stesso in favore del figlio. In questo versetto, in ogni sua nota e sfumatura, si evidenzia l’amore paterno, che conosce il proprio figliolo, ne desidera il bene e cerca di raggiungere l’obiettivo prefissato anche attraverso la correzione. Niente può essere più chiaro e più fermo, nulla può risultare più esplicito, nelle Scritture, dell’attestazione che noi siamo uomini e donne redenti dalla maledizione della legge in virtù della morte del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non possiamo aggiungere nulla a quella piena e perfetta soddisfazione. Ora noi credenti siamo introdotti nella famiglia di Dio nostro Padre, ed Egli cerca di educarci, di istruirci e di farci crescere nel migliore dei modi, perché siamo Suoi figli. Il nostro Padre celeste nutre un profondo interesse per noi, al punto di non sottovalutare ciò che Egli disapprova. Sebbene la spada della giustizia possa essere riposta nel fodero, il nostro Signore tiene saldamente in mano la verga dell’autorità paterna. Qualunque sia la natura della “contesa”, essa proviene inevitabilmente da questo tenero rapporto: dall’amore di Dio nostro Padre.
ADI
Foto: LA RASSICURAZIONE DEL PADRE “Egli non contende in eterno, né serba l’ira sua in perpetuo” (Salmo 103:9) La parola contendere, almeno in questo caso, si deve associare al termine “Padre”. Infatti, questo versetto è seguito dal v. 13: “Come un padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono”. Si tratta della rassicurazione di un padre rivolta ai propri figli. Non è il castigo di un giudice. Non si tratta neppure della punizione di un padrone. Il giudice deve attenersi alla legge e agire di conseguenza. Il padrone pensa all’autorità che ritiene suo diritto esercitare. Il padre, invece, dimentica sé stesso in favore del figlio. In questo versetto, in ogni sua nota e sfumatura, si evidenzia l’amore paterno, che conosce il proprio figliolo, ne desidera il bene e cerca di raggiungere l’obiettivo prefissato anche attraverso la correzione. Niente può essere più chiaro e più fermo, nulla può risultare più esplicito, nelle Scritture, dell’attestazione che noi siamo uomini e donne redenti dalla maledizione della legge in virtù della morte del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non possiamo aggiungere nulla a quella piena e perfetta soddisfazione. Ora noi credenti siamo introdotti nella famiglia di Dio nostro Padre, ed Egli cerca di educarci, di istruirci e di farci crescere nel migliore dei modi, perché siamo Suoi figli. Il nostro Padre celeste nutre un profondo interesse per noi, al punto di non sottovalutare ciò che Egli disapprova. Sebbene la spada della giustizia possa essere riposta nel fodero, il nostro Signore tiene saldamente in mano la verga dell’autorità paterna. Qualunque sia la natura della “contesa”, essa proviene inevitabilmente da questo tenero rapporto: dall’amore di Dio nostro Padre. ADI