Meditazione biblica

 

SOPRAVVIVERAI

 

Felicità non significa vivere senza dolore o sofferenza – assolutamente. La vera felicità è imparare come vivere un giorno alla volta, nonostante la sofferenza e il dolore. E’ imparare a rallegrarsi nel Signore, non importa cosa sia successo in passato. Forse ti senti rigettato e abbandonato; la tua fede, forse, è debole e pensi di essere ormai abbattuto. Dolore, lacrime, sofferenza e senso di vuoto, forse, a volte ti inghiottiscono ma Dio è ancora sul trono. Egli è ancora Dio! Convinciti che sopravviverai. Ne uscirai fuori e, per vita o per morte, tu appartieni al Signore. La vita continua e ti sorprenderà vedere quanto puoi sopportare, con l’aiuto di Dio. Non puoi aiutarti da te stesso o fermare il dolore ma il nostro caro Signore verrà da te. Egli poserà la Sua mano d’amore sotto di te e ti alzerà per farti sedere nei luoghi celesti. Egli ti libererà dalla paura di morire e ti rivelerà il Suo amore infinito per te. Guarda in alto! Edificati nel Signore. Quando la nebbia ti circonda e non riesci a vedere alcuna via d’uscita al tuo dilemma, abbandonati tra le braccia di Gesù e, semplicemente, confida in Lui. E’ Lui che farà ogni cosa! Egli vuole la tua fede e la tua fiducia. Vuole che tu gridi forte: “Gesù mi ama! Egli è con me! Egli non mi deluderà! Egli sta operando, proprio in questo istante! Non sarò abbattuto! Non sarò sconfitto! Non sarò una vittima di satana! Non perderò la ragione né la mia vita. Dio è al mio fianco! Io Lo amo e Lui mi ama!” Il risultato finale è la fede. E la fede giace su questo assoluto: “Nessun’arma fabbricata contro di te prospererà …” (Isaia 54:17)

 

 

L’IRRAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

 

Quando Dio dice all’umanità, “Credi”, Egli richiede qualcosa che va, completamente, al di là della ragione. La fede è, totalmente, illogica. La sua stessa definizione ha a che fare con qualcosa di irragionevole. Pensaci: l’epistola agli Ebrei dice che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Ci viene detto, in sostanza, che “non c’è una certezza tangibile, non c’è dimostrazione visibile”. Tuttavia, ci viene chiesto di credere. Tratto questo soggetto per un motivo importante. In questo preciso momento, in ogni parte del mondo, moltitudini di credenti vengono messi in ginocchio dallo scoraggiamento. La realtà è che tutti noi continueremo ad affrontare lo scoraggiamento in questa vita. Eppure credo che se noi comprendessimo la natura della fede – quella natura illogica ed irragionevole – troveremmo l’aiuto di cui necessitiamo per andare avanti. Considera la fede che fu richiesta a Noè: egli visse in una generazione che era completamente fuori controllo. La condizione degli uomini era divenuta così orribile che Dio non poteva più sopportarla. Infine, Egli disse: “Basta! L’uomo si sta autodistruggendo – tutto ciò deve finire! (vedi Genesi 6). Immagina la perplessità di Noè nel cercare di afferrare ciò. Dio stava per mandare un cataclisma, uno di quelli che avrebbe distrutto tutta la terra. Ma tutto ciò che fu detto a Noè, su questo evento, consisteva in quelle parole udite dal cielo. Doveva, soltanto, accettarle per fede e non avrebbe ricevuto ulteriori direzioni per altri 120 anni. Pensa al tipo di fede che fu richiesta a Noè: gli fu affidato l’enorme compito di costruire un’arca gigantesca e, nel frattempo, avrebbe vissuto in un mondo pericoloso; doveva continuare a credere mentre il resto del mondo, intorno a lui, danzava, festeggiava e si crogiolava nella sensualità. Ma Noè face come Dio gli aveva detto: continuò a confidare nelle parole che gli erano state dette, per più di un secolo. E, per la sua obbedienza, la Scrittura dice che Noè “divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede” (Ebrei 11:7). In Genesi 12:1-4 Dio disse ad Abrahamo: “Alzati, esci e lascia il tuo paese”. Sicuramente Abrahamo chiese: “Ma dove, Signore?” Dio avrebbe semplicemente risposto: “Non te lo dirò. Ora vai”. Ciò non era logico. Era una richiesta totalmente irragionevole per qualsiasi persona pensante. Vorrei farne un’illustrazione chiedendo ad ogni moglie cristiana: immagina che tuo marito, un giorno, torni a casa e ti dica: “Fai le valigie, tesoro, traslochiamo”. Certamente vorresti sapere perché, o dove, o come ma l’unica risposta che ricevi è: “Non lo so. So solo che Dio ha detto: Vai”. Non ha né nesso né logica una simile richiesta. Semplicemente, non è logica. Eppure questa è esattamente la direzione illogica che Abrahamo seguì. “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8). Tutto ciò che sapeva era costituito dalle poche parole che Dio gli aveva dato: “Và, Abrahamo, ed Io sarò con te. Nulla potrà farti del male”. La fede richiedeva ad Abrahamo di agire in base a nient’altro che questa promessa. In una notte stellata, Dio disse ad Abrahamo: “Mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. Così sarà la tua discendenza” (vedi Genesi 15:5). Abrahamo avrà scosso la testa nel sentirlo. Ormai era vecchio, come anche sua moglie, Sara. Avevano da tanto, ormai, superato il tempo propizio per avere un figlio. Ma qui gli viene fatta una promessa per la quale sarebbe divenuto padre di molte nazioni. E l’unica prova che aveva per andare avanti era una parola dal cielo: “Io sono l’Eterno” (Genesi 15:7). Ma Abrahamo ubbidì. E la Bibbia dice di lui le stesse cose che dice di Noè: “Ed egli credette all‘Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6). Ancora una volta assistiamo ad una scena d’illogicità. E, ancora una volta, la fede di un uomo si tramuta in giustizia. Ciò che Dio ti chiede potrebbe suonarti irragionevole. Egli chiede che confidiamo in Lui quando non ci dà alcuna prova di aver risposto alle nostre preghiere, quando la situazione sembra disperata e siamo sicuri che sia finita. “Confida in Me”, dice il Signore. Illogico? Sì, ma per molti secoli il Signore ha provato di essere sempre in tempo ed Egli non permette mai a satana di avere l’ultima parola. Dio arriva sempre, nel tempo perfetto dello Spirito Santo.