LA MEDICINA GIUSTA
“Mediterò su tutte le opere tue, e ripenserò alle tue gesta” (Salmo 77:12)

La meditazione conserva quello che l’ascolto perde facilmente. La fotografia può fermare l’immagine in un secondo, ma in un solo secondo può anche perderla. C’è un processo di sviluppo, di fissaggio, per il quale sono necessari il ritiro, la solitudine e l’oscurità. Soltanto allora l’immagine è al sicuro. La verità si perde soprattutto perché è solo udita e non ritenuta. Non è intervenuta la meditazione a svilupparla e a fissarla. C’è un processo in forza del quale, mediante l’acido, l’immagine s’imprime sul supporto. La meditazione può svolgere per noi esattamente questa funzione: vogliamo che la verità sia incisa in profondità, affinché il nome, il messaggio e la Parola di Gesù nostro Signore si fissino in noi in modo indelebile. La meditazione trasforma in vita e forza ciò che altrimenti sarebbe soltanto un peso. Possiamo portare sulle spalle un sacco di farina e avere molta fame, perché dobbiamo cibarci del pane per essere saziati. Tuttavia non è ciò che si mangia, ma ciò che si assimila che porta beneficio. La digestione, inoltre, non è tutto: il cibo deve essere assimilato, trasformato in vita per il corpo, in sangue, ossa e muscoli. Questo è ciò che vogliamo. Ci sono molti cristiani dispeptici (povere creature dal colorito giallastro), che parlano continuamente dei propri sintomi. Hanno appetito, ma non sono mai soddisfatti dalla lettura della Bibbia, dai sermoni o dai convegni. Non riescono a fare nulla, se non camminare lentamente, con un’aria languida e malinconica. C’è soltanto una cosa che li può curare: la medicina di cui hanno bisogno non sono le lacrime o le forti emozioni: vivere di questi “ricostituenti” è un vero e proprio pericolo: devono dedicare almeno mezz’ora al giorno alla comunione personale con Dio, per meditare con tranquillità la Sua Parola, per pregare. Scopriranno così il segreto della stabilità, la vita dell’albero piantato presso i rivi d’acqua. La meditazione è la fonte di una dolce serenità. Ho visto qualche volta un uomo anziano, sagace, di grande esperienza, capace di comprendere le cose intorno a lui con una semplice occhiata. Alla sera, dopo il lavoro, il figlio veniva a trovarlo, per parlare dei problemi della giornata. Alla chiara luce della presenza del padre ho visto le preoccupazioni sparire dal volto del figlio, l’ansia svanire, e la pace invadere il suo cuore. Questa è una pallida immagine di come la meditazione procuri, alla presenza del Padre, riposo e pace, una santa quiete e una luminosa fiducia. Parlare con il Signore delle cose terrene, attendere la luce che Egli ci dona e la sapienza della Sua guida significa veramente sperimentare la pace.