LE PREROGATIVE DELLA FIDUCIA
“Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia è l’Eterno!” (Geremia 17:7)

Dio si è rivelato affinché potessimo confidare in Lui. La fiducia richiede forza? Egli è l’Onnipotente che siede sul trono dell’universo, e tutte le cose sono poste al Suo servizio. Egli ha creato i mondi, che sono sostenuti dal soffio della Sua bocca. Gli angeli attendono da Lui un cenno, desiderosi di compiere la Sua volontà. Egli distende i cieli e li adorna di stelle. Apre la mano e soddisfa il desiderio di ogni essere vivente. Se la potenza dà sicurezza, allora con Lui possiamo stare veramente tranquilli. “Beato colui che ha l’Iddio di Giacobbe per suo aiuto” (Salmo 146:5). La fiducia richiede immutabilità ed eternità? Allora solamente in Lui posso trovare rifugio e forza. “Io, l’Eterno, non muto” (Mal. 3:6). “Benedetto è l’uomo”, così com’è, debole e indifeso, “che confida nell’Eterno”. La fiducia richiede sapienza? Nel Signore c’è tutto quello che posso desiderare: le mie paure non sono destinate a vagare in un futuro buio che Egli non sia in grado di prevedere, le mie ansie non sono lasciate libere di evocare qualcosa che Egli non conosca appieno. Tutti questi attributi sono in qualche misura complementari alla fiducia ma, per quanto la rendano benedetta, non rappresentano il vero fondamento della fiducia. Il mio cuore ha bisogno di qualcosa di più, anzi, di molto più di questo. Grazie a Dio ci è concesso molto di più. In una fredda notte, un poveretto impregnato di pioggia si trovava davanti alla porta di una casa, che per un attimo si spalancò. Mentre la luce illuminava l’oscurità che all’esterno avvolgeva ogni cosa, l’ospite fu invitato a entrare in quella dimora lussuosa e a rallegrarsi del favore che gli era stato concesso. Questa non è che una povera illustrazione dell’autentico significato del versetto di oggi: “Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno”.